LA SOLITA BELLA SPAL E LE PAROLE CROCIATE

La scaramanzia comincia presto. Gia il lunedì dopo aver preso a randellate una vecchia diceria diventata letteratura e cinematografia. Non è per nulla triste, Venezia. Soprattutto se tifi Spal. Tutto nasce dai soliti, imbecilli, è giusto ammetterlo, riti. Questa volta mi costruisco un vero e proprio viaggio mentale che recita così. Durante questi sette giorni che precedono la sfida che vale il primato devo stare attento a quante volte mi imbatto in parole che ricordano la Spal o la Pro Patria. Mi dico che il confronto e impari perché la parola Pro è più facile incontrarla. Allora decido che, per noi, valgono anche parole come spalle, Spalletti, Spallinati. Insomma, sono in pieno delirio sportivo quando mi accorgo che quello che resta della mia materia grigia lo metto troppo spesso a repentaglio con cose del genere. Ma ormai è fatta. La settimana è partita così e se abbandono la cabala perderemo al Paolo Mazza. Non sia mai. Per fortuna l’auto-tortura termina il martedì mattina. Il momento del dopo caffé e sigaretta. Una vecchia, e nemmeno troppo, Settimana enigmistica del 25 ottobre scorso e uno dei pochi cruciverba da completare perché la passione della fidanzata per Bartezzaghi e dintorni è (quasi) direttamente proporzionale alla mia per i colori bianco e azzurro. Non ne indovino una, dello schema di pagina nove, fino al diciotto orizzontale. L’undici di Ferrara, dice. Non ci posso credere. Non solo la parola Pro non mi è ancora rimbalzata sotto gli occhi ma addirittura è uscita la parola Spal bella secca e precisa. Logico che il resto della settimana mi porti allegro, fiducioso e ottimista alla sfida con la capolista.  
Prima di tutto il pubblico. Che c’è e risponde alla grande ai numerosi e sacrosanti inviti. Quasi cinquemila spettatori (ma questi conti non mi convincono), comunque il massimo per la categoria. Se sarà un punto di partenza e non di arrivo va benissimo così a patto di non abbassare la guardia. Il resto, o meglio, la cosa più importante è la Spal. Gli sms più sintetici che mi sono arrivati dopo la partita e che condivido di più, dopo essermi fatto raccontare la gara da una quarantina di persone, sono due. Quello del solito amico spallinato, Giorgino: “Siamo una grande squadra”. E quello del solito migliore in campo, Zamboni: “Sovrastati”. Esatto. Contro la squadra più forte vista al Mazza quest’anno, la Spal ha dimostrato, e forse ingigantito, quanto di buono si è già detto e scritto finora. Ha rischiato poco e niente, e non è una novità, e soprattutto ha giocato al calcio come ha sempre fatto fin qui. Con un’unica differenza. Stavolta di fronte c’era una signora squadra che nel secondo tempo, però, è stata letteralmente cancellata dal campo. Si potrebbe dire che con così tante occasioni i gol casalinghi continuano a essere pochi, è vero, ma sarebbe come se riesci a convincere la Canalis a dormire a casa tua e poi, sul più bello, con lei davanti come mamma l’ha fatta, ti lamenti perché quel neo che ha sulle spalle è troppo vistoso. Insomma, c’è davvero poco da lamentarsi e anzi, di questa Spal. Bella come sempre, tosta come sempre, capace di schiacciare chiunque e di regalare un’altra settimana bella tranquilla ai suoi tifosi come sempre. Di solito sforo di un bel po’ di righe lo spazio gentilmente concesso dalla Nuova. Stavolta farò contento il mio amico Paolino Negri perché sono talmente contento di questa stagione, di questa società, di questa squadra e, stavolta, anche di questo pubblico che consumerei spazio prezioso soltanto ripetendomi. Sì, sono senza parole. Merito della Spal, of course.  

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