LA TERRA DEI CACHI DOVE L’IMPORTANTE E’ VIETARE E IL SACRIFICIO ARMA… ASPETTANDO IL SOSTITUTO

C’è chi se n’è accorto soltanto a Ravenna ma va bene così. Meglio tardi che mai. Prima di continuare, però, vorrei avvertire i lettori che stavolta, in questa rubrica, si parla poco di sport. Anzi per nulla. I fatti. Domenica i tifosi spallini hanno scelto di non entrare allo stadio perché il responsabile all’ordine pubblico di Ravenna non ha dato il permesso ad alcuni striscioni – importante: non offensivi – di essere attaccati alle balaustre dello stadio romagnolo. Quella dei tanti supporter biancazzurri, insomma, è stata una decisione sofferta, immagino, ma forte. Hanno scelto di non arrendersi a un’assurda norma che vieta l’ingresso di qualunque striscione se non concordato. L’hanno fatto sapendo che ovunque, se gli striscioni non sono, come in effetti non erano, offensivi gli organi preposti chiudono sempre un occhio proprio perché in quel preposti così brutto come termine c’è invece un significato ampio, importante. Sono preposti, quei signori che c’erano a Ravenna, a salvaguardare l’ordine pubblico. Su questo non ci devono essere dubbi indipendentemente da come la si pensi. E, certo, lasciare fuori duecento persone che se ne vanno allegramente a spasso (che bella dimostrazione che è stata) per le vie della città non è decisione congrua al proprio dovere istituzionale.
Senza aprire la parentesi, imbarazzante, di un elicottero lasciato ore a sorvolare sui cieli sopra Ravenna e a spese nostre.
Il resto, tutto il resto, possono essere valutazioni, considerazioni, sacrosanti dibattiti. Personalmente la vedo in un modo solo che poco ha a che vedere con lo stadio e con questa rubrica ma credo sia importante non girare intorno, o peggio saltare, l’argomento perché non è che in giro si parli o scriva molto e liberamente di queste limitazioni. Credo anche, parere mio s’intende, che l’Italia sia diventato un paese poco libero. Un paese dove se non ci fosse qualche giudice coraggioso la corruzione scoperta supererebbe tangentopoli. Un paese dove ai condannati è consentito di sedersi in Parlamento. Un paese che assomiglia sempre più a uno stato di Polizia. Un paese fatto per le ronde e non per qualsiasi espressione di libertà sia essa calcistica o culturale. Mi fermo qui soltanto perché altrimenti esagero nell’andare fuori tema.
Tornando a bomba, legislativamente parlando, non possono aver torto quelli che hanno deciso di vietare l’ingresso degli striscioni o quelli che quella decisione, magari non passivamente, l’hanno accettata decidendo di entrare allo stadio. E proprio qui si apre quel varco che fa il gioco di chi, a tavolino e non da oggi e nemmeno da Ravenna, ha deciso di uccidere una passione. La separazione delle idee dei tifosi è il tarlo più grande, più deleterio. Lasciare gli stadi senza colori o deserti: ecco qual è il rischio se si considera che chiedere un (assurdo) permesso sia intollerabile. Lo penso anche io ma questa è la legge che, pure secondo me, è allucinante ma c’è, esiste. Se potessi esprimere un desiderio mi piacerebbe che tutta la sacrosanta contestazione messa in scena dagli spallini a Ravenna, tutto quello spirito di contestazione sano finisse in un unico contenitore, politico nel senso bello della parola, quindi non partitico. Mi rendo conto scrivendo che si tratta di una discussione enorme e irrisolvibile in una rubrica qualsiasi, figuriamoci se si tratta di un pezzo che dovrebbe trattare di calcio. Però la testa dura di un funzionario romagnolo può aprire tante teste ancora giovani e morbide. Questa è la speranza. La mia, almeno.
Ritorno al calcio per fare il mio dovere in poche, misere righe. Sull’ultima partita. A Ravenna la Spal ha cominciato bene e ha subìto un gol (in contropiede!) mentre tentava di chiudere subito la gara. La rimonta è riuscita e basta così. A sentire la squadra tutta c’è stato un miglioramento netto rispetto al debutto ed è giusto, anzi obbligatorio, ripartire da qui aspettando la momentanea capolista.
Prima, però, c’è la notizia del giorno, meglio: del mese. La cessione di Arma. Inevitabile per fare cassa – su questo la società è sempre stata chiara, altroché – ma pesante per chi ha ambizioni da playoff in un torneo dove tre, quattro squadre anche l’ultimo giorno di mercato hanno fatto fuoco e fiamme. Era impossibile trattenere il ragazzo che dopo aver ascoltato le sirene del vecchio cuore granata – mica dell’Albinoleffe, con tutto il rispetto – sarebbe rimasto controvoglia. Per me, invece, Arma va solo ringraziato perché qui ha fatto bene sempre, dentro e fuori dal campo. Fino all’ultimo, come tutti, ho sperato che quella comproprietà volesse dire che il bomber continuava a buttarla dentro per il bianco e per l’azzurro fino a giugno. Invece no. Poi ho sperato che il suo sostituto mi facesse scordare la delusione. Invece no. Adesso mi affido al Comandante che, presto e bene, deve portare a casa un imprescindibile attaccante. Tifando Spal da sempre e avendone viste di tutti i colori mi aggrappo alla passione che nessuna importante cessione può scalfire. Sull’operazione Arma i lettori trovano ampi argomenti in un’altra pagina del nostro giornale on line. Ecco perché the day after non resta che guardare avanti. Adesso, aspettando la terza punta, tocca a Bazzani e Meloni. Sperare si può. Anzi, si deve.

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