SASSARINI IN VISTA DI RICCIONE CONFERMA LA SQUADRA DELLE ULTIME SETTIMANE: CI ASPETTA UNA BATTAGLIA, MA NOI ANDIAMO A IMPORRE IL NOSTRO GIOCO

E’ un Sassarini visibilmente contento ma che non lascia comunque trasparire emozione alcuna per il bel risultato raggiunto in classifica dopo la vittoria senza appello contro la Pistoiese di domenica scorsa. Tutto è già dimenticato, dopo una settimana iniziata con l’arrivo dell’attaccante colombiano Cubillos e poi proseguita non al meglio per colpa del meteo che non ha dato tregua alla truppa a cui poi, proprio ieri, si è aggiunto l’addio di Vinicio Paris, un giocatore “Umanamente da dieci e lode” come sottolinea l’allenatore spezzino, che nello spogliatoio ha lasciato un vuoto comprensibilmente tangibile. C’è già il Riccione alle porte però e, come sempre, non sarà facile. Ma Sassarini è convinto: “Noi andiamo a fare la partita e a dettare il nostro gioco. Il campo, alla fine, ci dirà se avremo ragione noi”.

Una settimana intensa quella vissuta dalla squadra biancazzurra. L’arrivo di Cubillos, la pioggia e l’addio di Paris hanno fatto da contorno alla sfida in programma domenica prossima al “Nicoletti” di Riccione. Da dove vogliamo iniziare?
“Dalla pioggia, decisamente fastidiosa, perché la palla sul prato non corre come fa in situazioni normali. E questo pregiudica il nostro modo di giocare e quindi di preparare la partita. Comunque siamo pronti, a Riccione andiamo per fare la partita e dettare il nostro gioco come sempre. Sarà alla fine dei novanta minuti che il campo ci dirà se avremo ragione noi oppure no”.

Rimane, sul campo, ma soprattutto negli occhi, nelle ultime due settimane almeno, una delle più belle Spal degli ultimi anni.
“Non c’è niente che nasce dal caso. Lavoro quotidianamente, insieme ai miei collaboratori, con un metodo che magari ai più può sembrare quasi ossessivo. Insieme tagliamo e cuciamo pezzi di partite e azioni di gioco, ogni giorno i ragazzi, a turno, vengono nel mio ufficio cinque minuti: si guardano, vedono gli errori che commettono in partita, cerchiamo insieme di correggerli e poi proviamo a fare di tutto per trasportare i movimenti giusti sul campo. Devono essere bravi a capire le situazioni di gioco non in maniera statica, ma dinamica, devono arrivare ad avere quell’elasticità mentale di poter scegliere la cosa migliore da fare in base al momento della partita. Bisogna lavorare tanto sull’aspetto tecnico, molto su quello mentale e poi i frutti mano a mano vengono fuori. Non è un caso se nelle ultime partite la Spal ha buttato dentro la palla quattordici volte mentre, all’inizio, faticavamo persino ad arrivare negli ultimi metri con lucidità”.

C’è la brutta abitudine di ripensare sempre al come siamo partiti la scorsa estate e la conclusione non può che essere una: la Spal è andata ben oltre, sin qui, le più rosee aspettative.
“Io invece mi guardo indietro e sono arrabbiato perché abbiamo solo venticinque punti. Ma capisco anche che è un limite mio, delle volte sembro presuntuoso ma non è così: è che ho la piena consapevolezza della mole di lavoro che stiamo facendo, stiamo costruendo un progetto pian piano, sappiamo che dobbiamo vincere, ma lo dobbiamo fare con criterio e cognizione. Se lavoriamo bene i risultati arrivano e non posso meravigliarmi. Ho a disposizione un gruppo importante, di persone serie e per bene che hanno voglia di imparare e mettersi in discussione. Mi basta. E’ chiaro che per come sono fatto io guardo già al domani e dico che se vogliamo fare la Seconda divisione questa squadra non ha bisogno di nulla di più di quello che già ha mentre, se il nostro obbiettivo è la B, allora i giocatori di adesso, sono un milledue di cilindrata, mentre a noi ne serviranno da millesei almeno”.

Tra le righe c’è una dichiarazione d’amore per la Spal, un progetto pluriennale con te alla guida.
“Me lo auguro, sono venuto qui con un pensiero solo: portare la Spal in B in quattro anni. Sarò un sognatore, come mi rimproverava sempre il mio presidente quando allenavo la Pianese, però non capisco la necessità di porsi dei limiti quando abbiamo tutti lo stesso obbiettivo: in una parola vincere. Ci dobbiamo credere tutti insieme, le variabili che possono subentrare sono molteplici e ne sono assolutamente consapevole ma proviamo a pensarla a bocce ferme, guardiamo il domani con tutte le cose al loro posto: ma a noi chi ce lo impedisce di andare su? Solo noi, i nostri limiti di testa, magari. Ma lavoriamo su tutto, anche su quelli. Niente con me è lasciato al caso come ti ho detto. Ho fiducia”.

E’ arrivato Cubillos, ribattezzato “Columbus” dal Presidente Ranzani e, in avanti, appare chiaro che sia più Marongiu di Rocchi a rischiare il posto.
“Con me non esistono titolari inamovibili. Mi sbilancio, Massaccesi probabilmente sì, questo è un giocatore che se continua così farà bene. Ha cervello e so che non si monterà la testa se leggerà queste parole ma continuerà a lavorare ancora di più, giorno dopo giorno, per migliorarsi. Cubillos, Marongiu e Rocchi in certi momenti della partita possono coesistere. Non è scritto che debbano giocare tutti e sempre. Con me Cubillos ha fatto diciotto reti, senza di me ne ha fatti la metà: sa cosa voglio da lui, ci conosciamo abbastanza bene, so cosa può dare anche dal punto di vista della longevità in un campionato e allora, anche qui, mi sbilancio e dico che nel girone di ritorno il ragazzo ha nelle corde almeno otto, nove gol. Con me ha fatto anche l’esterno alto, non necessariamente sempre la punta. Ha numeri interessanti ma, come ripeto, se Marongiu non è imprescindibile, anche Cubillos non è qui per giocare ogni domenica dall’inizio e per novanta minuti. Le mie squadre sono fatti da atleti che arrivano a giocare un massimo di venticinque, ventotto partite a stagione”.

Da questo si evince che neanche la formazione che abbiamo visto nelle ultime due partite sia quella “titolare”, chiamiamola così.
“E’ una formazione che in questo preciso momento della stagione mi sta dando delle giuste risposte in campo rispetto a quello che chiedo io durante la settimana e per il mio sistema di gioco. Ma chi può dire che questa sia quella giusta? Penso nessuno. Capiterà che qualcuno cali e allora dovremo avere pronta l’alternativa e allora la formazione cambierà ancora. Io non ho in mente undici titolari, ma un gruppo compatto che ha in testa di vincere ogni partita e affrontarla al massimo delle proprie potenzialità fisiche e psicologiche come se fosse una finale”.

Gruppo che ieri ha salutato, piuttosto commosso, Vinicio Paris, svincolatosi un po’ a sorpresa dalla Spal.
“Umanamente è un ragazzo da dieci e lode, nulla da dire. Aiutava i compagni, era un sostegno mica da poco anche per i più giovani. Faceva gruppo. Dispiace ma ci sono delle priorità, la società ha fatto delle scelte e l’allenatore le accetta e continua a lavorare. Vinicio paga l’abbondanza nel suo ruolo, con noi si è comportato benissimo e ha fatto come meglio non avrebbe potuto, visto che ha segnato anche due gol”.

E’ ufficiale: Brondi non arriverà.
“Noi il nostro migliore acquisto lo abbiamo già in casa e non è sul campo ma in società ed è Roberto Ranzani. Lui è un uomo di calcio vero, conosce l’ambiente, sa gestire i momenti. Ieri è venuto nello spogliatoio e ha parlato a lungo con i ragazzi dopo averli visti un po’ giù di tono con la partenza di Paris. Li ha tranquillizzati, rasserenati. Riesce sempre a tirar fuori il meglio dai singoli, capacità non indifferente che ci può aiutare molto nel lungo. Brondi costa parecchio e qui sarebbe venuto soltanto in prestito. Lui voleva la Spal ma poi, come allenatore, devo anche pensare se vale la pena o no far giocare un atleta che ti arriva in prestito come lui al posto magari di un altro che è tutto tuo, da cui puoi ricavarne anche da un punto di vista economico, eventualmente, a fine stagione. Va benissimo così”.

Arriverà anche un altro under che dovrebbe completare la batteria dei ’94: probabilmente un difensore, un numero due per dirla alla vecchia maniera. Se è vero che le tue squadre non hanno titolari inamovibili è altrettanto vero però che ci sono giocatori che rischiano il posto più di altri. In questo caso, detto di Marongiu con l’arrivo di Cubillos, sarebbe Cintoi a dover lasciare il posto.
“Le mie squadre hanno di solito tre centrali forti che ruotano: Calistri, Cintoi e Nodari, in estate, sono stati acquistati su mia precisa indicazione per completare il reparto dei centrali. Poi, per evenienze di mercato e mosse disattese dalla cintola in su per svariate ragioni, ho preferito la solidità difensiva dirottando Nicola alla due, dove sta facendo veramente bene. Ma non è lì che immagino Cintoi. E poi non è detto ci sia il ’94 da quella parte, tutto dipenderà dalle partite, ho in mente di mettere Marchini in quella posizione”.

Il capitano è apparso troppo nervoso nelle ultime settimane.
“Ha cambiato ruolo spesso, è normale. Lui quando gioca vuole dare sempre il massimo, è un ragazzo eccezionale, che fa spogliatoio come pochi: quando non sta bene o non riesce ad allenarsi bene fa fatica. In settimana l’ho provato in difesa, può essere che da lì non si sposti più. Sicuramente non posso farlo giocare in mezzo al campo perché a quel punto dovrei rinunciare alle due punte che per me sono imprescindibili: mancheremmo di equilibrio secondo me, mentre con Marcolini o Braiati in quella posizione, magari siamo meno tecnici e belli da vedere, ma abbiamo più ordine e sostanza, il necessario per sostenere i due davanti”.

Quindi ritieni che Marchini possa dare il migliore apporto a questa squadra in fase difensiva.
“Assolutamente sì. Numero due o numero tre non ha importanza, gliel’ho già detto, ha le qualità per fare il terzino anche in B da protagonista, oggi, Davide”.

A Riccione con questa novità?
“Mah, vediamo, in partenza non vorrei toccare l’undici delle ultime settimane poi, a gara in corso si vedrà”.

Ci descrivi i romagnoli?
“Buona squadra, giocano con il 343, hanno in Lombardi il giocatore più pericoloso. Si fa fatica a capirci qualcosa perché sono un’altra squadra rispetto all’inizio del campionato, più pericolosa senza dubbio, basti vedere gli ultimi risultati che parlano chiaro: tre vittorie consecutive non sono frutto del caso. C’è chi ha preso Rosignano e Riccione nel loro momento migliore, c’è chi se li è goduti, come noi, nel pieno del loro splendore. Guarda il Piacenza: ha conquistato otto punti, compresa la vittoria a tavolino contro il Castenaso, in queste condizioni. Se è primo ha certamente i suoi meriti, ma ha avuto le sue fortune al contrario nostro, che ci siamo sin qui guadagnati tutto, punto dopo punto”.

Il saluto finale è d’obbligo…
“Sicuramente, FORZA SPAL e speriamo che il pubblico venga a seguirci in massa. Domenica la Curva mi ha fatto venire i brividi”.

SPAL (442): Gallo; Cintoi, Nodari, Calistri, Rosati; Laurenti, Massaccesi, Marcolini, Shqypi; Marongiu, Rocchi. A disp.: Canalicchio, Fiorini, Nako, Marchini, Piras, Orlando, Sartori. All.: D. Sassarini.

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