IL COMMENTO. SPAL-GUBBIO

FERRARA – La più brutta Spal dall’inizio del campionato mette un tampone all’emorragia di punti delle ultime settimane ma sul piano del gioco il passo indietro è tanto brusco quanto inatteso. Da Monza a Pagani, passando per Pavia e Salernitana l’arioso e ficcante gioco sulle fasce di mister Notaristefano ha lasciato ben presto il passo a un miscuglio non ben definito di tattica, dove la confusione regna sovrana. L’allenatore lombardo si era presentato a Ferrara con il chiaro intento di divertirsi prima ancora di divertire il proprio pubblico: oggi, da divertirsi c’è stato ben poco, a parte i tre punti, che non sono cosa di poco conto, sempre ragionando in termini di classifica. Ma il momento negativo sembra tutt’altro che alle spalle e la Spal sembra ancora convalescente anziché guarita dopo aver fatto appena un punto in tre partite.
Orrore nel primo tempo: idee poche e sconclusionate, la velocità massima che raggiungono gli uomini di casa nostra è i due all’ora quando va bene, centrocampo perennemente in affanno che da una parte non argina gli avversari e dall’altra non sostiene l’attacco. E il Gubbio? La squadra di Torrente fa la partita, gioca e si prende gioco della più esperta retroguardia ferrarese: ok, tireranno anche poco in porta ma Smit e Ghetti hanno il loro bel daffare sulle rispettive corsie di competenza per arginare la furia di Galano e Gomez. Comincia nel peggiore dei modi la gara della resurrezione: un calo di zuccheri improvviso coglie Gomez in piena area dopo un contatto garibaldino con Smit sugli sviluppi di un calcio di punizione di Sandreani; per l’arbitro non esistono gli estremi della massima punizione ed è forse l’unico in tutto lo stadio a pensarla così insieme a Smit. Ci va di lusso. Poi tocca a Ravaglia dimostrare di non essere in porta per caso: il solito Sandreani pennella nell’angolino, il ragno nero di casa nostra vola letteralmente alla sua destra e toglie la sfera dalla retina con i rossoblù con le mani già protese al cielo. I lupi intimoriscono oltremodo gli uomini di casa nostra che, come pecorelle smarrite, vagano per il campo a cercar fortuna, che arriverà sì, ma solo nella ripresa. Galano è il lupetto più rognoso, tira ogni volta che ne ha l’occasione e le sue sventagliate dalla distanza preoccupano e non poco il pur attento Ravaglia. La caravella estense traballa ma resiste, Fofana versione uomo invisibile ci mette la capa a metà tempo in una carica d’alleggerimento di poco conto e la palla finisce con il rimbalzare sui piedi del difensore Briganti che spiazza l’incolpevole Farabbi: non entra per questione di centimentri e sembra la solita giornata in cui la fortuna par abbia dimenticato Ferrara. Torrente si sbraccia, Simoni perde la voce inveendo dalla tribuna, Pozzi anche ma dalla panchina stavolta e non è una novità. La Spal fa una fatica incredibile ad uscire dal guscio e fioccano i gialli (quattro), nella ripresa il nervosismo è, se possibile, ancor più tangibile del primo dopo il fallaccio di Zamboni su Testardi in cui il capitano estense si disinteressa completamente della palla e impatta a colpo sicuro con l’ariete eugubino: il cartellino è giallo e il tutto sa di grazia divina, piovuta direttamente dal cielo. Senza scomodare l’Altissimo i ferraresi aprono i cordoni della borsa quando Smit pesca in mezzo all’area di rigore un Cipriani del tutto ignaro del bacio che la Dea Bendata gli stava porgendo sulla mezzapunta del piede destro: la palla finisce in rete, la slot machine lampeggia che è un piacere e il gol vale un jackpot di inaudite proporzioni per morale e classifica in vista di Bolzano e in attesa che Notaristefano trovi la medicina giusta per curare questo mal di (non) gioco visto dagli spalti ferraresi con gli occhi sgranati di incredulità. Finisce la gara non prima di aver visto Melara e Colomba di punta (per Meloni non c’è spazio neanche nel recupero) e iniziano le discussioni più varie: gli incontentabili tifosi sbottano tra di loro, giochi bene e perdi e non va bene (ci mancherebbe altro), giochi male e vinci e non va bene uguale (parliamone, c’è modo e modo di vincere giocando male, sia chiaro). Spettatore di questi simpatici discorsi un certo Gigi Simoni, uno che sa cosa vuol dire vivere il calcio ad alti livelli  e sa cosa vuol dire ingoiare i bocconi amari  della roulette del football.  Nonostante la sconfitta, l’uomo di Crevalcore regala sorrisi a tutti quelli che gli si fanno incontro, anche solo per un semplice saluto. Lui sa di tornare a Gubbio con un punto in meno di quello che i suoi ragazzi avrebbero meritato ma, sereno e composto come sempre, bando alle inutili polemiche, sa che questo è il calcio e in fondo ha capito che tipo di campionato potrà fare il suo Gubbio. La Spal invece, dopo le ultime e recenti gare, ancora non lo sa e questo inizia a stridere con l’esaltante inizio di stagione. Cala il sipario, luci spente al “Paolo Mazza”. Di  buono i tre punti. E basta.

 

 

 

 

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