LE FACCE COLOR AVVERSARIO E IL VOLO PROPIZIATORIO

Cominciamo forte. Eccomi! In casa bisogna trovare quel pizzico di imprevedibilità in più (Locatelli?). Quando la coppia dei centrali Migliorini e Coppola non è al massimo si fa una gran fatica soprattutto se il Mastino napoletano prova a fare il regista. Quella contro l’Alessandria era una partita da vincere. Ogni tanto la Spal ricade nell’autocompiacemento, soprattutto in difesa, che ti fa badare poco al sodo e ti fa rischiare tanto e inutilmente. Scritta così, questa serie di considerazioni entra in competizione con Catalano e le sue banalità. E’ difficile, infatti, pensare che questa marcia casalinga porti i biancazzurri in cima alla classifica nelle prossime domeniche. Così come è meglio essere chiari su una cosa che credo possa mettere d’accordo le opposte visioni sull’ultima partita. Quella del tecnico Notaristefano che deve e vuole ringraziare i suoi per l’impegno messo in campo e quella del Presidente Butelli che in sostanza considera i pareggi come mezze sconfitte. In un tentativo di raro equilibrismo che vado a spiegare, però, hanno ragione entrambi. Il mister perché anche domenica tra l’inizio e la fine della gara la Spal ci ha provato eccome a vincere. Il numero uno del club perché è fuori discussione che per provare a vincere il campionato match come questi vadano vinti, magari giocando anche peggio come è capitato contro il Gubbio. Dice l’Egidio per nulla sciagurato che i suoi ci hanno provato, che per i primi trentacinque e gli ultimi quindici si è giocato da una parte sola, che la reazione c’è stata, la voglia pure e i gol sbagliati, i fischi contrari e un errore  hanno fatto il resto. Tutto sacrosanto e concordo pure sul fatto che – solamente a tratti, però – i biancazzurri siano andati meglio delle ultime in casa. Le chiacchiere, però, stanno a zero e i punti a uno. Troppo poco, in sostanza. Bisogna vincere e anche se c’è sempre un avversario bisogna vincere lo stesso certe partite come quest’ultima. Nulla da rimproverare a nessuno, solo che tocca fare di più e trovare quelle alternative che consentono, davanti a squadre raccoltissime, di creare occasioni da gol. Qui, secondo me, è mancata la Spal aldilà dell’errore sottoporta di Cippo o del rigore non dato.
Ho una sensazione decisamente non neonata che sia proprio la Spal, magari inconsciamente, a credere di poter stravincere il torneo. E sarebbe sbagliato perché vorrebbe dire fare quegli errori che a volte si commettono per eccessiva leggerezza oltre che a buttare sull’erba carattere e voglia in quantità ma forse, almeno in casa, non ancora sufficienti. E qui credo ci sia tutta la questione di fondo e di principio. Altra cosa scitta e riscritta, trita e ritrita. Quelli che (mal)pensano che la Spal di oggi possa, peggio: debba, ammazzare il campionato devono anche credere che in Italia i servizi deviati siano un manipolo di agenti segreti omosessuali o, chessò, che nel lettone di Putin si giocasse a scacchi.
Per non girarci intorno ribadisco di pensare a Zamboni e compagni, a maggior ragione ora che è arrivato anche Locatelli, come a un gruppo che ha tutto per arrivare tra i primi tre del girone. Siccome ho una personale fissazione, decisamente impopolare, che mi suggerisce di continuare a non considerare, nonostante tutto, il Sorrento come l’avversario da battere, ragiono ad alta voce, anzi nero su bianco, sul fatto che il Gubbio assomigli al Porto… (ho installato sul mio computer la modalità scrittura intelligente quindi certe parole risultano mozzate o inscrivibili) perché non si vincono così tante partite per caso. Aggiungo di perseverare nel temere che proprio lo Spezia battuto dal Sorrento di cui sopra alla fine sarà l’altra, vera e spallina avversaria. Pensieri in libertà anche questi, però, perché manca più di un girone alla fine e i punti in palio sono talmente tanti che continueremo a vederne e commentarne delle belle ogni domenica o quasi. Insomma, c’è poco da tirare somme o infognarsi su teoremi che rischiano di diventare, almeno dal punto di vista psicologico, veri e propri ostacoli lungo la strada che porta alla serie… Uffa, questa scrittura intelligente! Almeno lei, la scrittura intendo. Perché andare a cercare, anzi a definire e catalogare situazioni ora reali come “sindrome del Mazza” o, peggio ancora, a definire priva di gioco questa squadra, secondo me sono tutti esercizi di stile che di intelligente, invece, hanno assai poco.
Ritorno a bomba, quindi agli iniziali e difficilmente confutabili pensieri. Il tecnico Notaristefano dovrà pensare, e lo sta già facendo, a come sistemare l’ultimo arrivo Locatelli per dare quel qualcosa in più che in casa è certamente spesso mancato. Non sarà facile (ma secondo me sarà da Notaristefano) perché piazzare “il Loco” semplicemente dietro alle due punte porterebbe a disperdere tutta la forza che ha Melara. Ma il nodo è un po’ questo. Mettere il trequartista dentro a un ingranaggio già funzionante sbilanciandosi quindi parecchio ma senza rischiare troppo. Se poi i giustamente nostalgici di Rivera o gli innamorati di Messi pensavano e purtroppo pensano ancora che questa Spal in questo campionato con questa struttura fisica possa giocare sempre di fino e di prima beh, continuassero così a farsi e farci del male. Chi non ha capito che quando schieri giocatori dalle caratteristiche fisiche – e non è un fatto di pura altezza – di Zamboni, Battaglia, Coppola, Melara e Cipriani punti sulla forza e sulla solidità, chi vorrebbe vedere una Spal modello Gibì Fabbri, per fare un esempio, è un buon, comprensibile, tenero truffaldino. Ma dev’essere l’astinenza. Quella data così lontana legata alla vittoria di un campionato e talmente sbiadita che fa brutti scherzi e regala certezze sbagliate. Basterebbe rivedersi persino la prima mezzora con l’Alessandria o gli ultimi venti minuti per credere. Momenti di calcio che, questo è sicuro, vanno intensificati, magari addirittura migliorati, ma sempre rapportati alla solidità che c’è nella squadra sponsorizzata da Cesare Butelli, creata da Gianbortolo Pozzi e voluta da Egidio Notaristefano.
Temo, e questo sì che mi preoccupa un po’, che la nostra poca dimestichezza con il successo finale sommata alle sacrosantamente giganti aspettative possa diventare il vero ostacolo dei biancazzurri. Che dovranno abituarsi ai mugugni e ai teoremi e alle analisi a caldo e a quelle facce un po’ così che quando non arriva la vittoria diventano la cornice.
Cinque minuti dopo il pareggio contro il Novara, tanto per dare un’idea, mi sono arrivati quattro sms. Tutti aggiungevano un perché senza giri di parole e dubbi a quella che definivano (appunto) la sindrome del Mazza. Uno: servono arbitri che ci diano i rigori. Due: serve un attaccante. Tre: serve un regista. Quattro: serve un altro allenatore. Il mondo è bello perché è vario, ci mancherebbe, ma sarebbe ancora più bello se fosse maggiormente equilibrato e riflessivo e meno impetuoso e isterico. Il bello, si fa per dire, è che tutte queste presunte carenze si segnalano soltanto una settimana sì e una no. Quando la Spal diventa insuperabile in trasferta o non viene mai messa sotto da un avversario – perché quest’anno non è mai successo, anche quando i biancazzurri sono stati sconfitti – ecco che siamo già forti, che non ce n’è per nessuno, che stavolta si domina. Niente affatto. Ci sarà da esultare e da imprecare e da rammaricarsi e da gioire così, in ordine sparso, fino all’ultima giornata di campionato. Un campionato che la Spal, anche questa dei tre pareggi consecutivi in casa, si giocherà fino alla fine, eventuali spareggi inclusi. In questo senso oltre ai numeri, alle partite, ai giocatori, al tecnico, alla società, ai risultati personalmente traggo certezze stavolta non presunte anche da fatti e episodi realmente accaduti.
Una settimana fa. Roma. Piove, anzi diluvia, da una settimana. Del Ponentino, della Tramontana, del sole romanista e giallorosso non v’è traccia o ricordo in questo novembre che lacrima acqua senza tregua. Vado sul terrazzo a prendere le casse d’acqua. Quel muschio infame che tutta questa pioggia ha partorito in un battibaleno mi fa letteralmente volare e per un attimo rivedo una serie di immagini e ricordi e situazioni che penso siano gli ultimi. In mezzo, naturalmente, c’è anche la Spal. Mi salvo con una marea di acciacchi e lividi e strappi e penso che sì, questo deve essere l’anno buono, spallinamente parlando. La notizia si sparge e condivido con mister Notaristefano e capitan Zambo, forse rammaricati per non essersi liberati dei miei sms, oltre a un voto comune in caso si dovesse… (toh, chi si rivede, la scrittura intelligente!) il campionato, l’aspetto scaramantico e più che altro “cabalistico” della mia rovinosa caduta. La battuta migliore è presidenziale. Dice, Ave Cesare: “Ti perdevi l’anno migliore e chissà che ci sarebbe toccato giocare con il lutto al braccio”. Abbraccio sovietico doveroso a parte, mani belle ancòrate sugli zebedei tuttora, e resta che la malattia, quella vera, quella bianca e azzurra, quella spallina aspira e prosciuga e sfrutta e assorbe indicazioni, positività anche dalla mezza tragedia sfiorata. Penso che sia un denominatore comune a tutti gli spallini dell’universo. Sì, persino in questi momenti, ci attacchiamo a tutto – e troppo spesso, almeno in passato, anche al… (funziona perfettamente questa nuova modalità di scrittura installata sul pc) – pur di immaginare e di rivedere quel campionato che si chiama con la seconda lettera dell’alfabeto. Così, i giorni seguenti nei quali cammino come Ogliari dopo esser passato sotto la cura di Franco Baresi, converto anche le spalmate di fastum gel in numeri, gol, giocatori e se va come deve andare il nuovo arrivato Locatelli avrà le sue soddisfazioni visto che il dieci salta fuori spesso e volentieri. Chi la ama (la Spal) mi segua e resti bello allegro che del doman qualche certezza v’è.

 

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